
«Nessuno può vivere senza il piacere».
San Tommaso D’Acquino
Se la paura, il dolore e la rabbia potrebbero apparire le emozioni prevalenti da gestire ed elaborare insieme al paziente all’interno di un percorso di psicoterapia, anche il piacere, che all’apparenza sembrerebbe un tema al di fuori di tale contesto, occupa uno spazio importante.
Nessun ragionamento riesce infatti a limitare la forza di un piacere travolgente ed è proprio per questo motivo che spesso un piacere è bramato quanto temuto, come nel caso di una patologia molto frequente e diffusa ai giorni nostri: lo shopping compulsivo online.
Un disturbo a volte serio e invalidante, che sembra essere maggiormente sotto il controllo delle emozioni, piuttosto che della ragione o del senso pratico.
Nel film di Paul J. Hogan (2009), I love shopping, la protagonista, Rebecca Bloomwood, ad una riunione di “compratori compulsivi anonimi”, esprime il proprio disagio con una frase che io ritengo per certi versi emblematica rispetto a questo problema: “Compro perché, quando lo faccio, il mondo diventa migliore… Ma poi non lo è più e io ho bisogno di rifarlo!”
Ciò che caratterizza questo disturbo legato all’utilizzo di Internet è infatti un impulso irresistibile, una tensione crescente ed incontrollabile, che può essere alleviata solamente comprando.
Ogni volta che si acquista qualcosa è sempre la “grande occasione” e la persona va letteralmente in fibrillazione.
Spesso ciò che la porta a sviluppare una vera e propria “dipendenza da shopping”, tanto da non poterne più fare a meno, non è un momento di depressione all’interno della sua vita, ma sono proprio le sensazioni piacevoli derivanti dall’atto di acquistare.
Lo shopping compulsivo diventa allora una forma di disturbo basata sulla ricerca di piacere, che spinge a comprare di tutto (abiti, libri, accessori, cosmetici, biancheria, articoli per la casa ecc.), anche se spesso si tratta di oggetti inservibili e dei quali non viene percepita alcuna utilità.
Nel 1915, Emil Kraepelin aveva definito l'”oniomania” come la frenesia di comprare tutto seguendo un impulso incontenibile.
Lo shopping compulsivo online — spesso chiamato compulsive buying disorder (CBD) — non è attualmente classificato come un disturbo autonomo nel DSM-5 .
Tuttavia, la letteratura scientifica lo considera un comportamento problematico che può emergere come:
forma di disturbo del controllo degli impulsi non altrimenti specificato;
comportamento associato a disturbi ossessivo-compulsivi e correlati;
modalità di regolazione emotiva tipica di alcuni quadri dei disturbi di personalità;
comportamento di tipo additivo non relativo a sostanze, concettualmente vicino alle dipendenze comportamentali.
I pazienti che soffrono di un disturbo ossessivo compulsivo basato sulla paura normalmente riconoscono i loro comportamenti come indesiderabili, mentre i compulsive buyers descrivono inizialmente lo shopping come divertente, eccitante e desiderabile (Christenson, 1994).
Gli acquisti online, soprattutto se facilitati da “ricompense intermittenti” (offerte flash, countdown, carrelli a tempo), attivano circuiti dopaminergici.
Questo favorisce: due tipi di rinforzo, uno positivo, legato al piacere dell’acquisto, ed uno negativo, allo scopo di favorire la riduzione dello stress o della noia.
Lo shopping compulsivo è spesso legato alla difficoltà di regolare emozioni spiacevoli, tollerare la tensione interna e gestire stress o insoddisfazione relazionale.
La Rete sembra in qualche modo facilitare ed amplificare l’atto di acquistare. La fatica è minima, viene garantito l’anonimato e i pacchi verranno recapitati direttamente a casa.
Ciò che spinge ad ammettere il problema non è tanto il tempo impiegato online o le priorità che vengono nel frattempo trascurate, ma il non riuscire più a sostenerlo da un punto di vista economico.
Lo shopping compulsivo online causa spesso problemi significativi, quali stress, problemi di salute, disagi famigliari e coniugali, gravi problemi lavorativi, legali e finanziari.
Ci sono esempi di persone che chiedono prestiti a parenti e amici, fino all’indebitamento con le banche per continuare la loro attività.
Inoltre, si riscontrano molto spesso sentimenti di colpa e di vergogna in seguito all’acquisto di oggetti che, il più delle volte, vengono nascosti al resto della famiglia, messi da parte, regalati, o buttati via.
La famiglia tenterà di indurre il soggetto a smettere, mettendolo davanti alle conseguenze nefaste da lui stesso create. Ciò sicuramente servirà ad accrescere il suo pentimento, ma non a risolvere la situazione.
I famigliari decideranno pertanto di passare a maniere più forti: tenere sotto controllo i movimenti bancari dello shopper, sequestrargli le carte di credito, evitare di fornirgli qualunque somma di denaro, fino ad arrivare a togliere di mezzo il cellulare, il tablet o il computer.
Nonostante le gravi conseguenze personali, interpersonali, e gli innumerevoli tentativi fallimentari di porre fine al problema, il comportamento compulsivo è comunque mantenuto, tanto che la scelta migliore da adottare, nei confronti delle forme gravi di disturbo, risulta quella di intraprendere una psicoterapia mirata alla risoluzione del problema in tempi brevi, coinvolgendo se necessario anche i famigliari del paziente.
«Un’ossessione vissuta alla sazietà si annulla nei suoi stessi eccessi».
Emil Cioran
Spesso quando un soggetto manifesta questa forma di dipendenza, la famiglia ne è molto coinvolta e tenta in qualsiasi modo di dissuaderlo a smettere, cosa che però, il più delle volte, ha l’effetto di incrementare in lui ancora di più il desiderio e quindi anche i tentativi di trovare una via di fuga.
Si rende quindi necessario utilizzare nella terapia con la famiglia, come prima manovra, una particolare prescrizione di comportamento che interrompa le tentate soluzioni fallimentari, le quali invece di risolvere, continuano ad alimentare il problema in questione: la cosiddetta congiura del silenzio.
Si chiede pertanto espressamente ai famigliari di evitare di intervenire in qualunque modo nei confronti del problema o anche solo di parlarne, ma di limitarsi ad osservarlo.
In un momento successivo, l’intervento con il paziente si baserà sulla struttura che sta alla base del disturbo e, in particolare, per le patologie basate sul piacere, l’intervento consiste nel trasformare il rituale compulsivo gradevole in un’esperienza obbligatoria e fastidiosa, una sorta di “tortura”.
Si imporrà pertanto alla persona “malata di shopping”, di spendere obbligatoriamente ogni giorno una determinata cifra per i suoi acquisti, né un centesimo di più né un centesimo di meno, anche qualora non avesse voglia di acquistare assolutamente nulla.
La cifra inoltre, dovrà essere il più possibile limitata ed irrisoria, proprio perché, nella sua ripetizione, rendendo gli acquisti solitamente insoddisfacenti, è in grado di mutare il piacere iniziale in qualcosa di veramente frustrante, portando così il disturbo alla sua completa autodistruzione.
Come diceva Oscar Wilde: “Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni”. Noi potremmo dire che l’unico modo per superarle è quello di “ritualizzarle per trasformarle da piacere in tortura”.
Ad oggi, molte persone non riescono a limitare l’utilizzo di Internet, diventando in qualche modo schiave di un sistema che le porta ad abbandonare quasi completamente qualsiasi altro aspetto della propria vita privata e relazionale.
Riguardo al tema della dipendenza da Internet e, in particolare relativamente allo shopping compulsivo online, Giorgio Nardone e Federica Cagnoni hanno effettuato, nell’anno 2001, una ricerca empirica esplorativa molto interessante e, grazie anche ad una lunga e proficua esperienza nella messa a punto di trattamenti per altri tipi di patologie strutturate su meccanismi analoghi a quella in questione, sono arrivati a formulare alcune importanti conclusioni e risultati preliminari.
All’interno del libro ”Perversioni in rete. Le psicopatologie da internet e il loro trattamento”, (Milano, Ponte alle Grazie, 2002), i due autori illustrano la loro proposta terapeutica e dimostrano come, adattando e costruendo la soluzione “ad hoc” sulla base delle caratteristiche di un determinato problema, sia possibile trattare, in tempi brevi, anche disturbi molto complicati, o addirittura, per certi versi “sconosciuti”, come queste nuove forme di dipendenza.
All’interno di questo testo, il paziente viene guidato, attraverso prescrizioni paradossali, ad infrangere gli schemi compulsivi che lo tengono intrappolato nella Rete, per riuscire a ritornare, in poche sedute, alle attività ed alle relazioni del mondo reale.