Cambiare “strategicamente” attraverso l’esperienza concreta

Cambiamento strategico

«Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere».

(Gandhi)

 

Il cambiamento è un fenomeno inevitabile e costante dell’esistenza di tutti i sistemi viventi.

Change è una delle parole più utilizzate negli ultimi anni all’interno del linguaggio comune, un termine che esprime l’azione del movimento verso uno scopo e che evoca il miglioramento della qualità della vita.

In natura tuttavia, i cambiamenti più veloci, sia positivi che negativi, non avvengono attraverso il ragionamento, ma come effetto di atti consapevoli e esperienze emozionali concrete.

Solo in queste situazioni la persona sperimenta per la prima volta la capacità di cambiare, sia che si tratti di una patologia mentale invalidante che di migliorare la propria situazione lavorativa o relazionale.

L’agire infatti, crea un cambiamento nella percezione che innesca la reazione emozionale e la risposta comportamentale.

 

Un libro ci spiega qual’è la via più semplice ed efficace per il cambiamento

Il libro di Giorgio Nardone e Roberta Milanese Il cambiamento strategico. Come far cambiare alle persone il loro sentire e il loro agire” (Milano, Ponte alle Grazie, 2018), frutto di anni di ricerca clinica, insegna allo psicoterapeuta le tecniche per condurre il paziente all’“esperienza emozionale correttiva”, come la chiamava Franz Alexander, ovvero l’unica chiave che lo potrebbe portare sulla via del cambiamento, poiché gli permette di scoprire qualcosa che va a sconvolgere il suo precedente modo di vedere la realtà.

Dopo quarant’anni dalla pubblicazione di “Change” di Paul Watlzlawick, che si era proprio chiesto come questo cammino potesse avvenire nel modo più semplice ed efficace possibile, i due autori provano a dare una risposta e lo fanno proponendo nuove soluzioni.

Un cambiamento emozionale correttivo è qualcosa che avviene attraverso un’esperienza concreta nel presente, che rompe i rigidi schemi di percezione e reazione del soggetto e crea un “effetto scoperta”.

Solo quando un cambiamento è agito può consolidarsi in un nuovo schema di acquisizione adattiva e solo dopo che è stato realizzato, sarà possibile offrire al paziente tutte le spiegazioni necessarie per farlo diventare consapevole e quindi replicabile.

Giorgio Nardone e Roberta Milanese individuano, in base alla struttura dinamica e all’effetto che producono, alcune tipologie di cambiamento e compiono un’analisi critica di tutte le teorie che si occupano di questo tema, quali ad esempio la teoria comportamentale e cognitiva, la teoria dei fattori comuni e la teoria interazionale.

Uno dei concetti chiave del testo, che differenzia i cambiamenti casuali da quelli strategicamente realizzati, è il cosiddetto “evento casuale pianificato”, ossia una modalità per indurre nella persona un’esperienza emozionale correttiva attraverso stratagemmi e tecniche specifiche, quali ad esempio il dialogo strategico (Nardone, Salvini, 2004).

 

Indurre il cambiamento già dal primo incontro con il paziente attraverso il dialogo strategico

Il dialogo strategico rappresenta una sintesi rigorosa di Problem Solving Strategico e di comunicazione performativa, che vengono calzati all’originalità di ogni singola persona e del suo contesto relazionale.

Il cambiamento strategico infatti, per essere realizzato, richiede molto rigore e precisione, ma anche flessibilità e capacità di inventiva.

Attraverso la tecnica del dialogo strategico, il soggetto viene guidato prima a definire il suo problema, poi a comprendere come esso si mantenga nel tempo.

Se viene correttamente eseguito, al termine del dialogo, attraverso domande orientanti e parafrasi ristrutturanti, la persona arriverà a cambiare il proprio punto di vista rispetto al problema e a mettere in atto le soluzioni per riuscire a risolverlo.

Per chiarire meglio come avvenga questo processo, all’interno del libro di Giorgio Nardone e Roberta Milanese, vengono riportati due esempi, uno tratto dall’ambito clinico, orientato a introdurre un rapido cambiamento nel contesto di un disturbo fobico-ossessivo, e un altro condotto durante un convegno, per aiutare una partecipante a superare una specifica difficoltà professionale.