Vaginismo e dispaurenia: i disturbi femminili da dolore sessuale

Disturbi da dolore sessuale

«Il vero amore è un atto di totale abbandono».

(Paulo Coelho)

 

Siamo nel bel mezzo di un rapporto sessuale, quando i preliminari e l’eccitazione giungono al loro culmine. Lui cerca di penetrare nella vagina di lei, prima delicatamente, poi con forza, ma niente, non ci riesce… L’ingresso resta sbarrato, inutile insistere o fare pressione… Il messaggio della donna è chiaro: di qui non si passa!

Il vaginismo e la dispaurenia sono disturbi femminili da dolore sessuale assai comuni.

In particolare, il vaginismo consiste in una contrazione spastica involontaria della muscolatura pelvica e del terzo esterno della vagina, che si manifesta proprio nel momento in cui avviene la penetrazione, impedendola.

La dispaurenia è invece un ricorrente o persistente dolore genitale associato al rapporto sessuale, comporta notevole disagio e difficoltà interpersonali. Non è causata esclusivamente da vaginismo o da mancanza di lubrificazione, non è meglio attribuibile a un altro disturbo e non è dovuta all’uso o all’abuso di sostanze.

Il dolore, di intensità diversa, dal semplice fastidio al male insopportabile, può essere riferito come bruciore, trafittura, senso di lacerazione dei tessuti, violenta pressione.

Questi disturbi spesso non hanno una base organica, ma si fondano sulla paura della donna di provare troppo dolore al momento della penetrazione o di avere organi genitali “troppo piccoli” e non adatti ad essa.

Solitamente le pazienti che soffrono di disturbi da dolore sessuale affermano infatti di desiderare di avere rapporti sessuali completi, ma di provare un’ansia acuta alla sola idea della penetrazione.

 

Criteri diagnostici per il vaginismo e la dispaurenia

Il DSM-5 definisce il vaginismo e la dispaurenia con il nome di “disturbo del dolore genito-pelvico e della penetrazione”, una persistente o ricorrente difficoltà ad avere rapporti sessuali, accompagnata da uno, o più, dei seguenti sintomi:

  • marcato dolore vulvo-vaginale o pelvico durante il rapporto sessuale o i tentativi di penetrazione vaginale
  • marcata paura o ansia per il dolore pelvico vulvo-vaginale prima, durante, o come risultato della penetrazione vaginale, che può anche portare all’evitamento di situazioni sessuali e intime
  • marcata tensione o contrazione dei muscoli del pavimento pelvico durante il tentativo di penetrazione vaginale

Il disturbo può essere permanente, ossia presente da quando la donna è diventata sessualmente attiva, o acquisito, ossia iniziato dopo un periodo di funzionamento sessuale relativamente normale.

La marcata difficoltà ad avere una penetrazione può variare da una totale incapacità di fare esperienza di penetrazione vaginale in qualsiasi situazione (ad esempio, rapporto sessuale, visite ginecologiche, inserimento dell’assorbente), alla capacità di fare facilmente esperienza di penetrazione in una situazione, ma non in un’altra.

La localizzazione del dolore, così come l’intensità, dovrebbero essere valutate.

Esso può essere superficiale (vulvo-vaginale o che si verifica durante la penetrazione), o profondo (pelvico, cioè che non viene sentito fino a una penetrazione più profonda).

Il disturbo del dolore genito-pelvico e della penetrazione è frequentemente associato ad altre disfunzioni sessuali, particolarmente alla riduzione del desiderio e di interesse sessuali (“disturbo del desiderio sessuale e dell’eccitazione sessuale femminile”).

 

Il trattamento strategico dei disturbi da dolore sessuale

La donna che soffre di vaginismo o dispaurenia, non riesce a concedersi il piacere per paura, pertanto pur provando attrazione e desiderio nei confronti del proprio partner, non riesce ad avere rapporti completi e non sente neppure l’esigenza di sperimentarli.

Quando sta per realizzare la penetrazione, prova talmente tanto dolore, ovviamente in assenza di motivi fisiologici, che non riesce ad andare avanti.

Spesso la paura di provare dolore è talmente forte da immaginare la penetrazione come una ferita, una lacerazione, cosa che naturalmente porta la donna a irrigidirsi al punto tale da sentire effettivamente dolore.

Ogni volta il rapporto sessuale è un fallimento, una tortura che va ad influenzare anche la sua vita sociale e di relazione, poiché si sente sempre come se le mancasse qualcosa, come se fosse una donna a metà.

Con queste pazienti, un intervento eccessivamente dirompente potrebbe provocare un cambiamento troppo rapido, pertanto non verrebbe accettato. Risulta invece più utile farle arrivare a un cambiamento “a effetto valanga”, che non vuol dire lento, ma significa “partire dopo per arrivare prima” (Nardone, 2008).

In questi casi, il terapeuta dovrà lavorare per accumulazione, ossia impartire prescrizioni, senza premere o accelerare, fino a portare il sistema patologico al suo punto di rottura. Si tratta della cosiddetta palla di neve che, una volta lanciata, rotola, rotola, rotola e diventa talmente grande da trasformarsi in valanga.

 

Il gioco delle belle statuine

In questi casi, qualora vi sia un partner a disposizione, in prima seduta, viene dato alla coppia, come compito, il gioco delle belle statuine, che consiste nel chiedere alla paziente di incontrarsi più volte alla settimana con il suo compagno e, durante gli incontri, di sbizzarrirsi nel cercare di trovare tutti i modi possibili per provare piacere reciproco, ma escludendo la penetrazione.

Quando i due partner saranno arrivati al massimo dell’eccitamento, dovranno avvicinare i loro corpi nudi, mettendo i due sessi a contatto, e rimanere così per uno, due minuti, evitando assolutamente la penetrazione. Trascorso questo tempo, ricominceranno con i loro “giochetti” fino a che ne avranno voglia.

Nelle seduta successiva, in genere, il compito è quello di procedere come nelle due settimane precedenti, ma con una variante, ovvero il semplice contatto si dovrà trasformare in una “micro-penetrazione”, un’introduzione minimale di pochi millimetri. I due partner dovranno rimanere in questa posizione per qualche minuto, per poi continuare con le loro cose fino a darsi il piacere reciproco in altro modo.

Seduta dopo seduta, si continuerà ad aggiungere ogni volta una micro-penetrazione in più, mantenendo naturalmente il divieto di arrivare al rapporto completo.

Il cambiamento, in questi casi, viene prodotto nel processo, per cui, fase dopo fase, si accumula, si accumula, si accumula… finché tutto crolla.

Il dolore e la paura lasceranno finalmente spazio a nuove sensazioni piacevoli e la coppia riuscirà ad avere un rapporto sessuale completo e appagante.

 

I miei consigli di lettura sui temi del vaginismo e della dispaurenia

Se vuoi approfondire ulteriormente questo argomento, ti consiglio di leggere il mio articolo sul disturbo dell’orgasmo femminile, in cui puoi trovare una breve recensione del libro: La mente contro la natura. Terapia breve strategica dei disturbi sessuali” (2005, Milano, Ponte alle Grazie), un testo di Giorgio Nardone e Matteo Rampin, che riassume anni di lavoro del Centro di Terapia Strategica di Arezzo con il vaginismo, la dispaurenia e altri problemi riguardanti la sfera sessuale.

 

Bibliografia

  • American Psychiatric Association (2014): “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Quinta edizione. DSM-5”. Milano, Raffaello Cortina Editore.
  • Nardone, G. Rampin, M. (2005): “La mente contro la natura. La terapia breve strategica dei disturbi sessuali”. Milano, Ponte alle Grazie.
  • Nardone, G. con Balbi, E. (2008): “Solcare il mare all’insaputa del cielo. Lezioni sul cambiamento terapeutico e le logiche non ordinarie”. Milano, Ponte alle Grazie.