Disturbo dell’orgasmo femminile: più cerco il piacere e meno lo provo

Disturbo orgasmo femminile

«Quando il sesso era considerato un inferno le proibizioni lo rendevano per molti versi più piacevole;

quando lo si è considerato un paradiso da dover raggiungere a tutti i costi

questo obbligo ha assunto per molte persone caratteristiche assai poco paradisiache».

(Giorgio Nardone e Matteo Rampin)

 

Insieme alla difficoltà di erezione, il disturbo dell’orgasmo femminile, detto anche anorgasmia, è uno dei problemi sessuali più frequenti e dolorosi, poiché limita la piena espressione di un istinto profondamente naturale.

Secondo le statistiche, molte donne soffrono o hanno sofferto per un certo periodo di tempo di disturbi dell’orgasmo.

In genere, queste persone non possiedono un passato traumatico, né odiano il proprio partner, né tanto meno provano repulsione per il sesso, ma semplicemente, a volte, o non vengono stimolate a sufficienza o, come avviene nella maggioranza dei casi, cercano di produrre volontariamente ciò che per sua  natura dovrebbe essere spontaneo.

Fisiologicamente, l’orgasmo femminile non sembra indispensabile ai fini della procreazione, ma molti antropologi sostengono come sia divenuto importante quando la specie umana ha conquistato la posizione eretta, poiché il rilassamento che induce impedisce alla donna di rialzarsi subito dopo il rapporto sessuale e ciò fa sì che il seme maschile non defluisca dagli organi genitali troppo rapidamente.

Sono ormai dieci anni inoltre, che l’Associazione Mondiale per la Salute Sessuale ha definito la soddisfazione sessuale parte integrante del benessere individuale, in grado di mantenere unita la coppia e di favorire la complicità tra i partner.

Un ostacolo alla possibilità da parte della donna di riuscire a sperimentare l’orgasmo deriva dalla particolare modalità femminile di esperire la realtà e secondo la quale la sessualità, per essere vissuta pienamente, dovrebbe essere accompagnata da un adeguato coinvolgimento sentimentale.

L’atto sessuale inoltre, potrebbe essere vissuto dalla donna come un’invasione e questo contribuirà a far aumentare la sua ansia, che causerà, a livello genitale, una contrazione muscolare riflessa, impedendole così di raggiungere l’appagamento sessuale.

Frequentemente, per evitare la frustrazione, la donna inizierà a ridurre al minimo i rapporti con il proprio partner o cercherà, fingendo l’orgasmo, di mantenere nascosto il suo problema.

 

Criteri diagnostici del disturbo dell’orgasmo femminile

Secondo il DSM-5, per fare una diagnosi di disturbo dell’orgasmo femminile, dovrebbe essere provato in tutti, o quasi tutti, i rapporti sessuali uno dei seguenti sintomi:

  • marcato ritardo, marcata infrequenza o assenza di orgasmo
  • intensità delle sensazioni orgasmiche marcatamente ridotta

I sintomi si devono protrarre da almeno sei mesi e causare un disagio clinicamente significativo.

Il disturbo può essere primario, ovvero la donna non ha mai avuto un orgasmo, o situazionale, quando la donna riesce a raggiungere l’orgasmo solo in situazioni assolutamente prive di stress.

Molte donne hanno bisogno della stimolazione del clitoride per raggiungere l’orgasmo, e una relativamente piccola percentuale di loro riferisce di provare sempre l’orgasmo durante il rapporto genitale.

Così, se una donna prova l’orgasmo attraverso la stimolazione del clitoride, ma non durante il rapporto sessuale, non soddisfa i criteri per una diagnosi clinica di disturbo dell’orgasmo femminile.

Alcuni esperti distinguono infatti tra disturbi dell’orgasmo coitali e totali.

Le donne con un disturbo totale non hanno mai avuto un orgasmo, né durante il coito, né con il petting, né con la masturbazione. Se invece hanno problemi solo durante il rapporto sessuale, si tratta di un disturbo dell’orgasmo coitale.

E’ anche importante verificare se le difficoltà orgasmiche non siano il risultato di una stimolazione sessuale inadeguata. In tal caso, non dovrebbe essere posta una diagnosi di disturbo dell’orgasmo femminile.

Tra le cause fisiche di questo disturbo, vi potrebbero poi essere anche fenomeni come il vaginismo, l’assenza di eccitazione o la presenza di dolori durante il rapporto sessuale.

 

Il trattamento strategico del disturbo dell’orgasmo femminile

La maggior parte dei disturbi di carattere sessuale si innesta sul paradosso del voler sentire spontaneamente.

Se un individuo infatti cerca a tutti i costi di provare una sensazione, a prescindere dalla sua componente istintiva, si colloca nel cosiddetto paradosso del “sii spontaneo”, ovvero si sforza volontariamente di procurarsi qualcosa che, per definizione, non deriva dalla sua volontà.

Più una persona cercherà allora di provare piacere e meno riuscirà a provarlo.

Secondo il modello strategico, il disturbo dell’orgasmo femminile non è il sintomo di qualcosa di nascosto nell’inconscio, ma la conseguenza di comportamenti messi in atto dalla donna razionalmente e volontariamente per cercare di risolvere il problema di non riuscire a provare piacere.

Per aiutarla quindi, bisognerà innanzitutto guidarla ad azzerare la sua ansia anticipatoria e, successivamente, ad evitare tutto ciò che, secondo la sua ottica, dovrebbe procurare la sensazione desiderata, in modo che le sue tentate soluzioni si interrompano, lasciando libero di emergere il sottostante programma neurobiologico sessuale.

Il comportamento sessuale è fortemente richiesto dalla natura, per cui spesso è sufficiente inibire le tentate soluzioni che lo rendono innaturale per ottenere la soluzione del singolo caso clinico.

Ci si appoggia quindi, per così dire, alla forza stessa della sessualità.

 

Un esempio clinico di disturbo dell’orgasmo femminile

Il caso che ora descriverò è riportato sul libro di Giorgio Nardone e Matteo Rampin “La mente contro la natura: terapia breve strategica dei disturbi sessuali” (Milano, Ponte alle Grazie), un testo che ti consiglio di leggere e che ho già recensito all’interno del mio articolo riguardante la difficoltà di erezione.

Una donna di quarant’anni, parlando con le amiche, scopre all’improvviso di non avere mai avuto un orgasmo ed inizia così a mettere in atto tutta una serie di comportamenti per rimediare a questo problema: cerca di immaginare come potrebbe essere l’orgasmo, si documenta leggendo libri che insegnino tecniche per poterlo raggiungere, ma soprattutto si impegna per cercare di sentire volontariamente ciò che crede di non aver mai sentito.

La prima indicazione che viene data a lei e al marito, giunti presso il Centro di Terapia Strategica di Arezzo, è quella di interrompere per almeno due settimane qualsiasi attività sessuale.

Passati questi giorni, la coppia avrebbe dovuto ricominciare a fare l’amore come sempre, ma la donna si sarebbe dovuta impegnare a non provare assolutamente la minima sensazione fin dai preliminari, il marito invece, avrebbe dovuto cercare di predisporre un’atmosfera romantica, proprio per far comprendere al terapeuta la gravità del disturbo sessuale della moglie.

La prescrizione del comportamento sintomatico, in questo caso, ha prodotto un rapido sblocco della situazione e la coppia non si è più ripresentata all’appuntamento successivo.

L’indicazione al marito inoltre, poiché data a scopo diagnostico, ha avuto in realtà un esito terapeutico, spostando l’attenzione su aspetti non prettamente sessuali della relazione e provocando l’annullamento di tutte le precedenti tentate soluzioni disfunzionali.

 

I miei consigli di lettura sul tema del disturbo dell’orgasmo femminile

 

Conoscere meglio la propria sessualità per imparare a ricevere e a dare piacere

In molti casi, è importante che il terapeuta guidi la donna ad una sorta di “ripasso”, fase per fase, della scoperta sessuale, concentrando l’attenzione sulla ricerca del piacere e della complicità con il proprio partner.

Molte donne vivono infatti la sessualità in maniera meccanica e ripetitiva, mentre invece avrebbero bisogno di fare maggiore chiarezza su di sé e sui propri desideri per poter spiegare agli uomini cosa vogliono veramente.

Un libro recente che potrebbe aiutarle a conoscere meglio la propria sfera erotica è stato scritto da Alberto Caputo e Alice Natoli, sessuologi psicoterapeuti, compagni nella professione e nella vita sentimentale, e si intitola: “Tienilo stretto: segreti per donne irresistibili”.

Si tratta di un vero e proprio manuale che riporta le ultime tendenze del mondo dell’eros, per insegnare alla donna come sedurre il proprio partner, dentro e fuori la camera da letto.

Un testo che fornisce molti suggerimenti pratici su come dare e ricevere piacere, attraverso baci, massaggi erotici e vari tipi di stimolazione manuale, orale e genitale, ma che soprattutto aiuta a vivere la sessualità in maniera divertente, curiosa e fantasiosa.

Il libro si compone di quattro parti, ognuna con temi e obiettivi diversi: la seduzione femminile, ovvero “come condurlo a te”, l’eros all’interno della coppia, “come tenerlo stretto”, i nuovi giochi erotici soft e hot da sperimentare in due, “come farlo andare fuori di testa”, e l’utilizzo dei sex toys più all’avanguardia, “come deliziarlo”.

L’invito dei due autori nei confronti delle donne è quello di lasciarsi andare alle proprie sensazioni, concentrarsi su se stesse ed imparare ad essere “sanamente egoiste” nei confronti della propria sessualità.

Se una donna infatti, non teme di prendere l’iniziativa, di esplorare e spostare i propri limiti, attraverso la varietà e le piccole trasgressioni, potrà assicurarsi una vita sessuale ricca e soddisfacente.

 

Bibliografia

  • American Psychiatric Association (2014): “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Quinta edizione. DSM-5”. Raffaello Cortina Editore.
  • Caputo, A. Natoli, A. (2018): “Tienilo stretto: segreti per donne irresistibili”. Milano, Mondadori.
  • Nardone, G. Rampin, M. (2005): “La mente contro la natura. La terapia breve strategica dei disturbi sessuali”. Milano, Ponte alle Grazie.
  • Nardone, G. (2013): “Psicotrappole, ovvero le sofferenze che ci costruiamo da soli: imparare a riconoscerle e a combatterle”. Milano, Ponte alle Grazie.