Fobie generalizzate: quando si ha paura di avere paura

«La paura è l’emozione che ci salva la vita, è estremamente potente,  estremamente importante e come tale va assolutamente rispettata…»

Roberta Milanese

 

La paura, insieme al dolore, al piacere e alla rabbia, è una delle quattro emozioni primarie dell’uomo.

È una sensazione di base fondamentale per l’adattamento all’ambiente, poiché ci allerta di fronte a reali pericoli, ma se supera una certa soglia può diventare invalidante, poiché ci limita nella padronanza della nostra vita.

Giorgio Nardone (2000) afferma come si possa ritenere patologica qualunque forma di paura che ci impedisca di realizzare le nostre capacità e i nostri desideri.

Quando proviamo paura, poiché percepiamo un segnale esterno o interno di allarme, si scatena in noi l’effetto psicofisiologico dell’ansia. Questa reazione fino ad un certo livello ci permette di gestire efficacemente la realtà che ci circonda, ma se diviene troppo elevata, si trasforma in panico e potrebbe diventare la causa della paura stessa. In questo caso, l’effetto diventa la causa, ed è proprio ciò che tipicamente avviene nelle fobie generalizzate.

Quando una persona giunge ad un livello di paura così estesa, solitamente riferisce che ciò che la fa stare più male, è proprio la paura dell’innescarsi di tutte le usuali reazioni fisiche e psicologiche che accompagnano l’ansia, e cioè la tachicardia, il senso di sbandamento e di vertigini, la sensazione di depersonalizzazione ecc. Il che significa avere paura dell’ansia o meglio ancora, come dice il titolo stesso di questo articolo, avere paura di avere paura.

Il paziente che soffre di disturbo d’ansia generalizzato vive imprigionato nella paura, poiché tenta inutilmente di controllare le proprie sensazioni, ma ne perde il controllo, facendo diventare l’ansia panico.

Sulla base della paura, che da reazione di adattamento diventa reazione da disadattamento inoltre, egli inizierà a limitare le proprie esperienze e si renderà necessario l’aiuto di uno specialista, che lo guidi a cambiare le sue percezioni di realtà minacciose e, di conseguenza, le sue emozioni e le sue cognizioni.

 

I criteri diagnostici del disturbo d’ansia generalizzato

I criteri diagnostici del disturbo d’ansia generalizzato proposti dal DSM-5 sono i seguenti:

– presenza di ansia e preoccupazioni eccessive, incontrollabili, che si manifestano per la maggior parte dei giorni, per almeno sei mesi

– l’ansia e la preoccupazione sono associate con almeno tre di questi sintomi: irrequietezza, facile affaticabilità, difficoltà a concentrarsi o vuoti di memoria, irritabilità, tensione muscolare, alterazioni del sonno

– l’ansia, le preoccupazioni e i sintomi fisici provocano una significativa riduzione della qualità di vita del soggetto

– l’ansia non è dovuta agli effetti di una sostanza o a una condizione medica

– il disturbo non è specificato da altre condizioni mediche di natura psichiatrica

 

La differenza tra monofobie e fobie generalizzateFobie generalizzate

La differenza tra monofobie o fobie specifiche e fobie generalizzate risiede, sostanzialmente, nel livello al quale la percezione della paura si è strutturata, cioè in base a quanto questa sia divenuta limitante per la vita del soggetto.

Infatti, mentre le monofobie impediscono di vivere solo alcune situazioni, le fobie generalizzate impediscono di vivere la maggior parte delle esperienze.

La fobia generalizzata è un disturbo completamente pervasivo, all’interno del quale il soggetto non ha più bisogno di stimoli esterni per provare paura, poiché è la sua stessa percezione di realtà che crea il pericolo e la minacciosità ovunque.

La paura, in questo caso, è una sorta di fascio di luce con il quale il soggetto illumina e colora tutto ciò che percepisce, di conseguenza ogni situazione ne viene pervasa (Nardone, 2000).

La persona affetta da un disturbo fobico generalizzato manifesta nella maggioranza dei casi, due tipi di profonda paura: quella di morire o quella di perdere la lucidità e di impazzire.

L’altra caratteristica di questo tipo di patologia è relativa alle condizioni in cui avvengono i momenti critici di paura, ossia se questi accadono in situazioni specifiche o se possono avvenire dovunque. In quest’ultimo caso, il soggetto non può in alcun modo prevenire la reazione di panico, che potrebbe essere scatenata da una benché minima alterazione dell’organismo, e vivrà pertanto in una condizione costante di stress da allertamento.

In tali circostanze, se possibile, tenterà la fuga o chiederà disperatamente aiuto a qualcuno, due copioni comportamentali che inevitabilmente manterranno e faranno peggiorare la fobia generalizzata.

 

Monofobie che possono trasformarsi in fobie generalizzate

Al giorno d’oggi, alcune monofobie decisamente molto diffuse sono: la paura di perdere il controllo, la paura dell’altezza (acrofobia), la paura dei luoghi chiusi (claustrofobia) e quella di rimanere soli o allontanarsi da luoghi considerati sicuri (agorafobia).

Poiché tutte queste forme di paura riguardano situazioni di vita molto usuali tendono spesso a trasformarsi in fobie generalizzate.

Vediamole nel dettaglio.

 

La paura di perdere il controllo

La più ingannevole illusione della società moderna è quella di riuscire a controllare ogni cosa grazie alla razionalità e alle conoscenze scientifiche.

Ciò che spaventa maggiormente è l’incertezza sul controllo di se stessi e degli eventi, piuttosto che la fine della propria vita.

La paura di perdere il controllo di sé o delle naturali funzioni del proprio organismo, in determinate situazioni, è spesso il primo campanello d’allarme, anche perché, nella maggioranza dei casi, le persone sanno bene che non si muore di panico, ma vivono nel terrore delle irrefrenabili sensazioni che questo scatena.

I soggetti fobici allora, si impegneranno costantemente a tenere sotto stretta vigilanza tutte le loro funzioni naturali, alterandole proprio grazie all’effetto paradosso del tentativo di controllare razionalmente ciò che funziona bene spontaneamente.

Ne deriverà un atteggiamento di evitamento nei confronti di tutte le situazioni considerate minacciose, anche se l’effetto finale sarà comunque quello di arrivare a somatizzare ciò che si teme.

 

Paura dell’altezza o acrofobia

È la più frequente tra le forme di paura situazionale e può manifestarsi come singola fobia oppure associata ad altre tipologie di paura patologica, come ad esempio l’agorafobia.

La paura dell’altezza, se generalizzata, non necessita obbligatoriamente, per scatenarsi, di trovarsi in cima ad una torre o sull’orlo di un precipizio, poiché potrebbe bastare semplicemente la vista di un film o di una fotografia.

La caratteristica curiosa è che questa forma di paura spesso non si riferisce solamente al senso di vertigine e alla possibile caduta nel vuoto, ma anche all’idea bizzarra di essere attratti dal vuoto e rapiti dal raptus di gettarvisi.

Questa seconda forma di acrofobia risulta oggi molto più frequente, anche perché si collega con la paura di perdere il controllo e di commettere gesti efferati di cui ci si potrebbe pentire.

Le persone che ne soffrono saranno costrette ad avere sempre qualcuno con loro, pronto ad intervenire in caso di raptus.

In questo video dalle Carnegie Hall Tower di New York, durante il programma di Rai3 Survival, Giorgio Nardone mostra in diretta tv come sia possibile superare la paura delle vertigini e dell’altezza.

 

Agorafobia

L’agorafobia, cioè la paura di stare soli o di allontanarsi da luoghi ritenuti sicuri, rappresenta una delle forme essenziali di fobia associata al disturbo da attacchi panico.

Di solito generalizzata, costringe la persona che ne soffre ad una vita di limitazioni rispetto ad eventuali spostamenti, oppure a cercare la presenza rassicurante di qualcuno pronto ad intervenire in caso di attacco di panico.

Di solito, anche la vita affettiva e professionale risulta fortemente influenzata da questo tipo di disturbo. Molto spesso queste persone scelgono infatti un partner particolarmente protettivo, anche se non ne sono innamorate, o ricercano un’attività lavorativa cucita su misura rispetto alle loro esigenze.

Questi soggetti insomma, si fanno totalmente condizionare nelle loro scelte dall’obbiettivo di tenere a bada la loro paura, ma naturalmente senza successo.

 

Claustrofobia

Molto spesso all’agorafobia si associa una paura apparentemente opposta, la claustrofobia, ovvero il timore degli spazi chiusi dai quali non sia possibile uscire immediatamente nel caso in cui sopraggiunga l’attacco di panico.

La percezione claustrofobica potrebbe generalizzarsi al punto tale da esplodere anche in circostanze all’apparenza non giustificate, come ad esempio riunioni di lavoro, cinema, ristoranti e altri luoghi affollati, dai quali non sia possibile allontanarsi a proprio piacimento, pena il confronto con il giudizio negativo da parte di altre persone.

 

Superare le fobie generalizzate in tempi brevi attraverso l’approccio strategico

Solitamente, se una persona prova un senso di paura, metterà in atto una serie di azioni orientate alla sua autopreservazione: la fuga dalla situazione minacciosa, la ricerca di aiuto e protezione e la lotta contro ciò che la spaventa.

Malgrado questi siano dei comportamenti efficaci contro la paura, il loro esasperarsi li rende dannosi, poiché diventano ciò che mantiene la paura e che quindi porta alla perdita di controllo.

Nessuno è in grado di superare volontariamente una fobia generalizzata, anzi, più la persona si sforza di non avere paura, più la paura aumenta. Di conseguenza, si rendono indispensabili tecniche terapeutiche che, spostando l’attenzione del soggetto su particolari azioni o pensieri, gli permettano di vivere reali esperienze di cambiamento, senza averle deliberatamente previste.

La terapia in tempi brevi delle fobie generalizzate si basa su strategie che, muovendo da suggestivi stratagemmi terapeutici, si evolvano in una serie di esperienze concrete di superamento della paura, sino al recupero completo, da parte del paziente, della fiducia nelle proprie capacità e risorse personali.

 

La tecnica del diario di bordo

Un esempio concreto di tali manovre è il cosiddetto diario di bordo: “Per questo compito, le servirà un block notes, sul quale dovrà trascrivere questo schema che le ho preparato: data e ora, luogo e persone presenti, situazione e pensieri, sintomi e reazioni… Da oggi alla prossima volta che ci vedremo, questo block notes lo dovrà portare sempre con sé e, ogniqualvolta sentirà crescere la paura, lo prenderà e annoterà tutto ciò che le sta accadendo… Per me è importante che lei lo faccia proprio nel preciso istante in cui lei inizia a sentirsi male, non prima, altrimenti sarà solo una fantasia, e non dopo, perché sarà solo un ricordo… Dovrà farlo proprio in quel momento… Anche se proverà la stessa sensazione cento volte al giorno, tirerà fuori il block notes cento volte e annoterà ciò che le accade, d’accordo?”

Questa prescrizione viene data solitamente in prima seduta nel trattamento dei disturbi fobici, proprio con l’intento di spostare l’attenzione del paziente dal tentativo di controllare i propri sintomi al compito da eseguire.

Quello che viene naturalmente presentato come un mezzo diagnostico, per studiare meglio gli attacchi di panico, diventa uno strumento terapeutico, che permette alla persona di affrontare, in maniera quasi inconsapevole, situazioni in precedenza ritenute ingestibili.

 

Libri che consiglio sul tema delle fobie generalizzate

 

Il primo libro di Giorgio Nardone sul trattamento delle forme gravi di paura

«Questo libro è di grande utilità per lo specialista di settore. Tuttavia, essendo scritto in uno stile chiaro e accessibile, lo ritengo consigliabile anche al lettore non specialista che potrà trovare affascinante e simpatico rilevare come complicati, annosi e sofferti problemi quali sono le forme gravi di paura non richiedano obbligatoriamente altrettanto complicate, annose e sofferte soluzioni». 

(Paul Watzlawick, 1993)

A seguito di uno studio sperimentale ed empirico dell’intervento eseguito su oltre 150 casi, durato sei anni, basato sul costrutto “conoscere un problema mediante le sua soluzione”, Giorgio Nardone nel 1993 ha pubblicato il suo primo saggio sul tema del trattamento di problemi clinici connessi a forme gravi di paura.

L’autore in particolare, invece di interessarsi sul “perché” tali disturbi vengano a formarsi, si è interessato del “come” tali problematiche funzionino nella loro persistenza, concentrando il suo lavoro sulle “tentate soluzioni disfunzionali”, ovvero su quelle manovre messe in atto dai soggetti nell’intento di combattere la paura, che invece di alleviarla, la complicano.

Il libro di Giorgio Nardone “Paura, panico, fobie: la terapia in tempi brevi” (Milano, Ponte alle Grazie, 1993) tratta per la prima volta in maniera esaustiva dell’approccio strategico-costruttivista applicato al trattamento dei disturbi fobico-ossessivi, in cui il terapeuta fa ricorso a raffinate tecniche di suggestione ipnotica, trabocchetti comportamentali e “benefici imbrogli” per aggirare la resistenza al cambiamento del paziente.

All’interno del testo, l’autore riporta la classificazione del DSM III R relativa alle tipologie di problema da lui studiate e trattate: sindrome da attacchi di panico, sindrome da agorafobia con attacchi di panico, sindrome ossessiva-compulsiva, ipocondria, e per ognuna di esse, descrive il sistema percettivo-reattivo, le tentate soluzioni e il protocollo di trattamento specifico.

I protocolli di trattamento per tali disturbi non rappresentano tuttavia una metodologia rigida e immutabile, ma uno strumento flessibile ed elastico per orientare il terapeuta verso la soluzione di tali problemi.

Per essere realmente efficaci infatti, tali strumenti esigono “un adattamento alle diverse personalità, ai diversi contesti e alle diverse tipologie di linguaggio dei pazienti” (Nardone, 1993).

 

Sbloccare in tempi brevi le fobie, le ossessioni e il panico

«La maggioranza di coloro che soffrono di un disturbo basato sulla paura, che questo sia una fobia o una sindrome di attacchi di panico, hanno in comune una ridondante strategia comportamentale: “l’evitamento”, che spinge alla tendenza ad evitare tutte le situazioni o condizioni che possono essere associate all’insorgere della incontrollabile paura. […] La riprova di ciò, in senso empirico, è rappresentata dal fatto che se si riesce a bloccare tale spirale di evitamenti progressivi e si conduce la persona a riesporsi alle situazioni fino ad allora evitate, il disturbo fobico si sblocca e la paura si riduce di pari passo alla riacquisizione della fiducia delle proprie capacità personali». (Giorgio Nardone, 2000)

Per approfondire ulteriormente il tema delle fobie generalizzate, un libro che vi consiglio di leggere è “Oltre i limiti della paura. Superare rapidamente le fobie, le ossessioni e il panico” (Milano, Rizzoli, 2000).

Si tratta di un testo fondamentale in cui Giorgio Nardone, oltre a fornire una dettagliata descrizione delle varie forme di paura patologica, delle loro principali tentate soluzioni e del loro trattamento, riporta numerosi esempi tratti dalla sua attività clinica.

Le storie di queste terapie sono descritte in maniera molto semplice e accessibile, anche per i non addetti ai lavori, e riguardano vari tipi di fobia generalizzata, come la paura di stare soli, o dipendenza patologica, la paura di allontanarsi, o agorafobia, la paura della paura ecc.

 

Riconoscere, per affrontare, i diversi volti della paura

«Pan ha molti volti: dalla paura fobica a quella ossessiva, dall’ansia paranoica a quella depressiva, dal panico d’amore alla più recente e concreta paura del contagio da Covid-19, l’ultimo volto di Pan». (Alessandro Bartoletti, 2021)

Il termine panico deriva dal dio Pan, una sorta di mostro che, nel mondo antico, in modo impertinente e inaspettato spaventava le persone.

Provare terrore, anche senza avere una belva feroce alle calcagna, è qualcosa di cui l’essere umano ha sempre sofferto, lamentando il panico, l’ansia e la paura come qualcosa di assolutamente incomprensibile e imprevedibile.

Una valida “guida strategica per aspiranti coraggiosi” è sicuramente il libro di Alessandro Bartoletti, psicologo e psicoterapeuta ufficiale del Centro di Terapia Strategica di Arezzo: “Panico ansia & paura” (Milano, Franco Angeli, 2021).

L’autore ha sentito l’esigenza di scrivere un testo “a partire dagli occhi del paziente piuttosto che da quelli dello specialista”, cercando di percorrere le principali strade che portano alla paura estrema e guidando il lettore verso le loro strategie di soluzione.

Questo libro aiuta a riconoscere le diverse facce della paura, dell’ansia e del panico (cardio-panico, agorafobia, claustrofobia, panico da paura delle malattie, da pensieri brutti e cattivi, panico da catastrofismo ecc.) e ad identificare le vere cause del loro persistere, ovvero le tentate soluzioni: “rifuggire la paura”, “ciarlare della paura”, “ragionare con la paura” ecc.

Alessandro Bartoletti sintetizza e descrive alcuni degli “stratagemmi anti-panico” tra i più utilizzati in Terapia Breve Strategica, offrendo molti esempi di casi tratti dalla sua esperienza clinica.

Per approfondire, ti consiglio anche di guardare questa interessante videointervista di Emanuela Muriana con Veronica Aloisio, per il ciclo “Esperienze strategiche”, dal titolo “Aspetto con ansia che l’ansia passi”:

 

Bibliografia

  • American Psychiatric Association (2014): “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Quinta edizione. DSM-5”. Milano, Raffaello Cortina Editore.
  • Bartoletti, A. (2021): “Panico ansia & paura: guida strategica per aspiranti coraggiosi”. Milano, Franco Angeli.
  • Nardone, G. (1993): “Paura, panico, fobie: la terapia in tempi brevi”. Milano, Ponte alle Grazie.
  • Nardone, G. (2000): “Oltre i limiti della paura. Superare rapidamente le fobie, le ossessioni e il panico”. Milano, Rizzoli.
  • Nardone, G. (2003): “Non c’è notte che non veda il giorno. La terapia in tempi brevi per gli attacchi di panico”. Milano, Ponte alle Grazie.
  • Nardone, G. (2017): “La terapia degli attacchi di panico. Liberi per sempre dalla paura patologica”. Milano, Ponte alle Grazie.