Coaching: ambiti di applicazione e approcci teorici

«Ogni giorno, quello che scegli, quello che pensi e quello che fai è ciò che diventi»
Eraclito

 

Coaching: ambiti di applicazione

Il coaching rappresenta un intervento strutturato finalizzato al miglioramento delle performance e allo sviluppo del potenziale individuale o di gruppo.

Nato in ambito sportivo, si è esteso progressivamente ai contesti aziendali, manageriali e di life coaching, distinguendosi dagli interventi clinici perché non mira alla risoluzione di disturbi psicopatologici, ma al potenziamento delle risorse già presenti nel coachee.

L’elemento centrale del coaching è l’orientamento agli obiettivi e all’azione: il cambiamento è concepito come un processo intenzionale e attivo, in cui la persona diventa protagonista del proprio percorso di crescita.

 

Approcci teorici e modelli principali nel coaching

Il coaching si fonda su diversi filoni teorici, ciascuno con propri presupposti e tecniche operative.

Il Solution-Focused Coaching (SFC) privilegia l’individuazione delle soluzioni e delle risorse del coachee, evitando di concentrarsi sui problemi e valorizzando esperienze di successo passate.

Gli approcci comportamentali e cognitivo-comportamentali derivano dalle teorie di Beck ed Ellis e si focalizzano sulla relazione tra pensieri, emozioni e comportamenti, utilizzando modelli come ABCDEF o SPACE per identificare e modificare convinzioni disfunzionali.

Gli approcci umanistici, centrati sulla persona (Rogers, 1957) o gestaltici, enfatizzano la qualità della relazione, l’ascolto empatico e la fiducia nella capacità intrinseca dell’individuo di autodeterminarsi.

Il coaching strategico, infine, in una cornice costruttivista e pragmatica, considera il problema non come un’entità oggettiva, ma come il risultato di modalità percettive e comportamentali che ne mantengono la persistenza.

 

Il processo di cambiamento nel coaching strategico

Nel coaching strategico, il cambiamento non è solo cognitivo, ma un’esperienza concreta che si realizza attraverso l’azione.

Il coach guida il coachee a definire obiettivi chiari e verificabili, utilizzando interventi mirati, spesso paradossali, per rompere schemi percettivi o comportamentali disfunzionali.

Tecniche come la Domanda del miracolo, il Come se e il Come peggiorare permettono di chiarire lo stato desiderato, sperimentare nuove azioni e rendere visibili i meccanismi che mantengono il problema.

Le emozioni sono considerate sistemi di orientamento all’azione, e la loro gestione aiuta a trasformare blocchi emotivi in risorse operative.

In questo modo, il cambiamento si consolida non solo nella comprensione, ma nella pratica, rendendo il coachee più flessibile, autonomo e capace di affrontare sfide future.

 

Conclusione

Il coaching rappresenta oggi un campo interdisciplinare, in cui convergono approcci orientati alla soluzione, alla psicologia umanistica e costruttivista.

La pluralità di modelli consente di adattare gli interventi alle specifiche esigenze del coachee, valorizzando risorse, talenti e capacità innate, e favorendo un cambiamento stabile e trasferibile.

In questa prospettiva, il coaching non è solo uno strumento per il raggiungimento di obiettivi, ma un vero percorso di autosviluppo, consapevolezza e crescita personale.

 

Bibliografia

O’Riordan, S. Palmer, S. (a cura di) (2023): Introduzione alla coaching psychology”. Milano, Franco Angeli.

Milanese, R. Mordazzi, P. (2007): Coaching strategico: Trasformare i limiti in risorse”. Milano, Ponte alle Grazie.

 

Articolo scritto da Priscilla Cuda, psicologa e coach, specializzanda presso il Centro di Terapia Strategica di Arezzo.