Superare il panico al volante e ritrovare il piacere di una guida sicura

«Se la paura resa amica ci rende migliori e più coraggiosi, quando si estremizza e diviene panico

si trasforma nella più invalidante delle nostre reazioni emotive»

Giorgio Nardone

 

Guidare un’automobile non è un’azione naturale, ma un apprendimento, pertanto solo un esercizio reiterato lo rende un atto spontaneo.

Il panico alla guida risulta essere la forma di fobia più frequente e colpisce, secondo recenti studi, quasi il 40% della popolazione.

“Panico al volante: superare la paura per guidare sicuri” di Giorgio Nardone e Siegfried Stohr (Milano, Ponte alle Grazie, 2026) è un libro che affronta il problema della paura di guidare attraverso l’approccio breve strategico.

Il testo non si limita a descrivere il disagio sperimentato da chi vive ansia o attacchi di panico alla guida, ma cerca di mettere in luce i meccanismi attraverso i quali il problema tende a strutturarsi e a mantenersi nel tempo.

Dal punto di vista psicologico, uno degli elementi più rilevanti è infatti l’attenzione rivolta al rapporto tra paura e tentate soluzioni.

Di fronte a una situazione percepita come minacciosa, la persona tende spontaneamente a mettere in atto comportamenti finalizzati a proteggersi: evitare determinati percorsi, guidare soltanto in presenza di qualcuno, controllare continuamente le proprie sensazioni fisiche oppure cercare rassicurazioni.

Sebbene queste strategie possano produrre nell’immediato una riduzione dell’ansia, nel lungo periodo possono contribuire a consolidare la convinzione di non essere in grado di affrontare autonomamente la situazione.

Si crea così un circolo vizioso nel quale il tentativo di evitare la paura finisce paradossalmente per aumentare la percezione di vulnerabilità.

 

Come riconoscere e superare le paure più comuni alla guida

L’approccio breve strategico di Giorgio Nardone sposta l’attenzione dalla ricerca delle cause del problema alla comprensione del suo funzionamento attuale.

La domanda centrale diventa quindi non soltanto “perché questa persona ha paura di guidare?”, ma soprattutto “come funziona questa paura e cosa la mantiene?”.

Un elemento significativo riguarda ad esempio il ruolo delle sensazioni corporee.

Nel caso del panico, tachicardia, vertigini, difficoltà respiratorie o sensazioni di perdita di controllo possono essere interpretate come segnali di un pericolo imminente.

La persona può quindi sviluppare una particolare attenzione verso il proprio corpo, monitorandolo costantemente alla ricerca dei primi segnali dell’attacco.

Questo meccanismo di ipervigilanza contribuisce a sua volta ad amplificare l’attivazione ansiosa, creando una sorta di profezia che tende ad autoavverarsi.

Nella prima parte del libro, vengono descritte le molteplici forme di fobia relative all’esperienza automobilistica, quali ad esempio la paura di perdere il controllo, la claustrofobia, l’agorafobia, la paura della velocità, l’ossessione di aver investito qualcuno ecc.

Per ognuna di esse, vengono spiegati i meccanismi che mantengono la paura alla guida e vengono illustrate, attraverso il racconto di numerosi casi clinici, le strategie terapeutiche più efficaci per superarla.

In ogni caso, è sempre necessario che la persona possa sperimentare direttamente la propria capacità di affrontare ciò che teme e, in questo senso, il cambiamento passa sempre attraverso esperienze graduali che permettano di mettere in discussione le precedenti convinzioni di incapacità o di pericolosità.

 

Come tornare a guidare con serenità e fiducia

La seconda parte del volume, scritta da Siegfried Stohr, pilota e docente di guida sicura, è un vero e proprio manuale pratico per aiutare ogni automobilista a migliorare prestazioni e consapevolezza al volante.

Questa sezione non si rivolge solo a chi soffre di ansia, ma offre indicazioni concrete per acquisire maggiore abilità e sicurezza alla guida.

Vengono approfondite le condotte corrette da adottare e vengono suggerite alcune strategie utili per prevenire situazioni di pericolo, quali ad esempio incontrare un ostacolo improvviso, curve lente e curve veloci, fondo stradale bagnato ecc.

L’errore umano, quando si unisce all’imprudenza e alla mancanza di controllo, può portare a incidenti stradali, che sono al giorno d’oggi la prima causa di mortalità.

Il piacere di una guida sicura invece, rappresenta il più efficace antidoto all’imperizia e agli eccessi al volante.

 

Dal punto di vista clinico, questo libro offre sicuramente diversi spunti di riflessione sul funzionamento dei disturbi d’ansia e, più in generale, sul rapporto tra percezione del pericolo, evitamento e controllo.

Una lettura interessante per chi si occupa di psicologia e psicoterapia, perché mostra in modo concreto come un sintomo apparentemente circoscritto possa essere sostenuto da una complessa interazione tra pensieri, emozioni, sensazioni corporee e comportamenti.

In questa prospettiva, il problema non è soltanto ciò che temiamo, ma anche il modo in cui reagiamo a ciò che temiamo ed è proprio intervenendo su questo rapporto che diventa possibile interrompere il circolo vizioso dell’ansia e recuperare progressivamente autonomia e senso di efficacia personale.